Partiamo perché il viaggio non si sceglie: è lui che sceglie te

Storia di Irene Pellegrini

La storia di Irene fino alla partenza per il Grand Tour.

Sono nata ad Arezzo, dove non ho mai vissuto, 43 anni fa. Cresco in Maremma dove imparo a camminare, a leggere, a scrivere e dove mi innamoro della campagna, del mare e delle donne. Provo ogni tipo di sport e mi piacciono tutti ma sarà la pallacanestro ad accompagnarmi durante tutta la mia adolescenza. A diciannove anni, dopo il diploma, le prime cocenti delusioni sentimentali e la fine delle ambizioni sportive, lascio Grosseto senza rimpianti per trasferirmi a Roma. Qui studio Sociologia ma soprattutto imparo a prendere i tram, ad orientarmi tra i mercati rionali e le strade del centro e scopro che il mondo è molto più grande delle mattonella dove il caso ci fa nascere. Mi innamoro quindi della metropoli, dei libri di antropologia, degli amici e, naturalmente, continuo ad amare le donne.

Attraverso un dottorato in metodologia delle scienze sociali decido di specializzarmi in studi di genere e scrivo una tesi sulla famiglia non eterosessuale. Intanto sono innamoratissima. Il mio primo grande vero amore, nella forma di una meravigliosa ragazza sinologa con cui vivo per quasi sei anni, mi porta in Cina per due mesi. È una parentesi piccola delle mia vita ma è in questo momento che comincio ad apprezzare davvero il viaggio, la mobilità e capisco che Roma forse non è l’unico posto dove vorrei vivere.

Intanto per lavoro intervisto tanta gente e mi accorgo che in effetti l’orientamento sessuale non conta: siamo tutti pieni di pregiudizi. Dopo anni di precariato professionale e disastri sentimentali, decido di lasciare l’Italia. Roma è diventata faticosa, io non ho più vent’anni e ho vissuto troppo a lungo nello stesso quartiere. Parto allora per San Francisco con pochi soldi e un solo progetto: andare via, veloce e lontano (e magari imparare meglio l’inglese).

Nella città dove tutto è possibile vivo quattro mesi meravigliosi e mi capita di incrociare il cammino con la donna che amo da otto anni e per la quale mi sono trasferita in Svizzera, sei anni fa. Lei è tedesca, dell’ex Germania dell’est. Il padre è un pastore protestante che mi accoglie in famiglia con un entusiasmo toccante. Apprendo dunque molte cose, sul comunismo e sulla religione e abbatto alcuni personali pregiudizi.

A Zurigo imparo il tedesco, lavoro come sociologa delle migrazione, scrivo tre libri sugli italiani e l’italiano, insegno la mia lingua agli stranieri e riesco con soddisfazione a fare il mio mestiere di ricercatrice sociale. Intanto imparo a conoscere le montagne. Inizio a camminare per più giorni, con zaino in spalla, da rifugio a rifugio. In un secondo momento, esploro le frontiere. Mi piace partire dalla Svizzera e arrivare in Italia a piedi. Cammino anche per lavoro, scrivendo un libro sul paesaggio linguistico di Zurigo, Basilea e Ginevra che esploro a piedi. Il cammino diventa la mia modalità di viaggio anche durante i miei brevi ritorni in Toscana o a Roma.

Trascino i miei amici poltroni romani a camminare, con loro festeggio il mio quarantesimo compleanno a San Rabano, nel parco della Maremma, dove arrivano trafelati dopo un’oretta di salita. C’è un bel sole, anche se è il 26 Novembre. Capisco in quei giorni che è arrivato il momento di tornare. Comincio allora a riflettere sullo sguardo straniero, come quello di chi torna a casa dopo decenni. La letteratura sul tema è sconfinata e la metafora che mi accompagna è quella del cibo, altra passione della mia vita. Comincio a leggere di cammini, di ricette, di naufragi sfortunati e incontri propizi. Nascono idee e progetti ancora in corso ma che hanno già dato alcuni risultati. Mentre mi preparo al viaggio, in cammino, per raccontare le ricette senza dimora, conosco Barbara Gizzi e con lei cominciamo a sognare di realizzare i nostri sogni. Poi il mondo cambia. La pandemia prima mi atterrisce poi mi dà un calcio nel sedere, come quando qualcuno ti spinge nell’acqua gelida: mi tuffo.

Nell’anno della pandemia divento guida ambientale escursionista. Ora sono ufficialmente una sociologa che cammina. Nasce Altropasso e si struttura l’idea di un grand tour enogastromico lungo il sentiero italia CAI. Sia il CAI che Slow Food trovano l’idea interessante. Ci stanno a guardare.

Altropasso e il Grand Tour enogastronomico lungo il Sentiero Italia CAI (e dintorni)

Noi partiamo. Lo facciamo dalla Sicilia. Sbarcheremo a Palermo direzione Marsala. Cammineremo barcollanti tra osti, botti e cantine per raccontare dei viaggi rocamboleschi di un vino che invecchia bene. Poi, in bicicletta ci sposteremo a Trapani. Dalla storia del Marsala a quella del Cous Cous. Cammineremo 4 tappe del Sentiero Italia CAI: da Erice a Trapani poi a Custonaci, San Vito lo Capo e Scopello attraverso la riserva dello zingaro. Ci aspettano appassionati, osti, ciclisti, artisti, cuochi e albergatori. Per raccogliere e raccontare storie, lentamente, in cammino. Partiamo con due lire, le nostre, e con tanti sogni. Ma soprattutto partiamo perché il viaggio non si sceglie: è lui che sceglie te.

Se volete sostenere l’impresa che cercheremo di raccontare con tutte le armi spuntate dei nostri social e la penna affilata al ritorno, ci potete aiutare sostenendoci con un’offerta volontaria.